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SEO Etsy: come si scrivono titolo e tredici tag per farsi trovare

La ricerca di Etsy non è Google e non va trattata come Google. Ha regole sue, premia cose diverse, e la maggior parte dei consigli che girano riguarda un motore che qui non esiste. Ecco come funziona davvero, e come si scrive di conseguenza.

Aggiornato il 20 settembre 2026 · 10 min di lettura

In breve

Etsy decide cosa mostrare in due tempi: prima seleziona le inserzioni che corrispondono alle parole cercate, guardando titolo, tag, categoria e attributi, poi le ordina in base a quanto un'inserzione converte, quanto è recente e quanto è affidabile il negozio. Il titolo serve a entrare in gara, il resto a vincerla.

Il novanta per cento dei consigli sulla SEO di Etsy sono consigli su Google travestiti. Parlano di densità di parole chiave e di link in entrata, che qui non contano quasi nulla, e saltano la cosa che conta di più, cioè quanto la tua inserzione converte le visite in vendite.

Etsy non è un motore di ricerca del web. È un negozio che deve vendere, e mostra per primo quello che ha più probabilità di essere comprato. Tutto il resto discende da qui.

Come funziona davvero la ricerca di Etsy

Il processo ha due fasi distinte, e confonderle è l'errore che rende inutile metà del lavoro.

Fase uno: chi entra in gara

Etsy prende le parole cercate e trova tutte le inserzioni che vi corrispondono. Guarda in quattro posti: titolo, tag, categoria e attributi. Se le parole che una persona ha digitato non compaiono in nessuno di questi, la tua inserzione non è in gara. Non è penalizzata: proprio non esiste per quella ricerca.

Questa fase è meccanica. È l'unica parte che controlli completamente, ed è per questo che vale la pena dedicarle tempo.

Fase due: in che ordine

Fra tutte le inserzioni in gara, Etsy decide l'ordine. Qui pesano cose che non sono parole:

  • Il punteggio di qualità dell'inserzione. Quante delle persone che l'hanno vista l'hanno cliccata, messa fra i preferiti, comprata. È il fattore più pesante.
  • La freschezza. Una inserzione nuova riceve una spinta temporanea, che serve a Etsy per capire come si comporta.
  • Quanto è pertinente la corrispondenza fra ricerca e inserzione, con le prime parole del titolo che pesano più delle ultime.
  • Prezzo e spedizione, perché incidono sulla probabilità di acquisto.
  • L'affidabilità del negozio: recensioni, risposte, politiche complete.
  • La posizione del cliente, perché a parità di tutto il resto Etsy preferisce mostrare chi spedisce più vicino.

La conseguenza pratica è che un'inserzione che non vende scende, per quanto i tag siano perfetti. La SEO ti porta in gara, la scheda vince la gara.

Il titolo: le prime parole valgono il doppio

Hai 140 caratteri. Il primo terzo è quello che conta davvero, sia per l'algoritmo sia per l'occhio umano che scorre la griglia.

La struttura che funziona è sempre la stessa: cosa è, per chi o per quale occasione, poi i dettagli.

Titolo scritto male: Bellissimo planner digitale fatto a mano con amore, perfetto regalo, PDF stampabile, download immediato, qualità premium

Lo stesso prodotto scritto bene: Meal Planner per Allergie Alimentari, Stampabile A4 e Letter, Pianificatore Settimanale Pasti Famiglia, PDF

Nel primo caso le parole che una persona digiterebbe davvero sono sepolte in fondo, e le prime sei parole sono aggettivi che nessuno cerca. Nel secondo, la prima cosa che si legge è esattamente quello che il cliente ha scritto nella barra di ricerca.

Tre regole pratiche:

  • Niente aggettivi nei primi trenta caratteri. Bellissimo, unico, premium, fatto con amore: non vengono cercati da nessuno.
  • Separa con virgole, non con trattini o barre verticali, e non scrivere frasi complete.
  • Non ripetere la stessa parola tre volte. Non aiuta il posizionamento e rende il titolo illeggibile, e la leggibilità incide sul clic.

I tredici tag: usali tutti, e usali diversi

Etsy ti dà tredici tag e la metà dei venditori ne usa sei. È il regalo più facile che puoi fare ai concorrenti, perché ogni tag lasciato vuoto è una ricerca in cui non compari.

Le regole che contano:

  • Riempili tutti e tredici. Sempre. Non esiste un motivo per lasciarne uno vuoto.
  • Usa frasi, non parole singole. Ogni tag può arrivare a venti caratteri: meglio "meal planner allergie" che "planner".
  • Non ripetere il titolo parola per parola. I tag servono a coprire i modi diversi di cercare la stessa cosa, non a confermare quello che hai già scritto.
  • Pensa a come cerca un cliente, non a come descrivi tu. Chi compra scrive "regalo per chi ama i gatti", non "articolo felino decorativo".
  • Niente sinonimi inutili. Etsy gestisce già singolare e plurale: non sprecare due tag per la stessa cosa.
  • Mescola larghi e stretti. Qualche tag generico per il volume, diversi tag lunghi e specifici, che portano meno visite ma molto più mirate.

I tag lunghi sono quelli che vendono

Un tag come "planner" ti mette in competizione con centomila inserzioni, e non vincerai mai. Un tag come "planner pasti senza glutine" ne ha poche decine, e chi lo digita sa esattamente cosa vuole.

La ricerca specifica converte molto meglio della ricerca generica, e converte bene significa salire nella fase due. È un meccanismo che si alimenta da solo: parti dalle ricerche piccole e vinci quelle, e nel tempo Etsy comincia a mostrarti anche nelle ricerche grandi.

Gli attributi, il campo che quasi nessuno compila

Quando scegli la categoria, Etsy ti propone degli attributi: colore, occasione, destinatario, stile, materiale. Sembrano burocrazia e quasi tutti li saltano.

Non solo contano come le parole chiave, ma alimentano i filtri laterali. Se un cliente filtra per colore e tu non hai indicato il colore, sei fuori da quella lista, anche se il tuo prodotto è esattamente quello che cerca.

La descrizione: conta meno per l'algoritmo, molto per la vendita

Le prime righe della descrizione hanno un peso nella ricerca, il resto molto meno. Ma la descrizione fa un altro lavoro: toglie i dubbi che fermano l'acquisto.

Le prime due righe sono le uniche che vengono lette da quasi tutti, perché il resto è nascosto dietro un clic. Mettici cosa riceve il cliente, in concreto. Poi, più sotto: dimensioni e formati, cosa è incluso e cosa no, tempi, come si usa, e le risposte alle domande che ti arrivano più spesso.

Dopo la pubblicazione: cosa cambiare e cosa no

Etsy dà una spinta iniziale alle inserzioni nuove. Non buttarla via cambiando tutto ogni due giorni: ogni modifica riavvia il periodo di osservazione, e non capirai mai cosa ha funzionato.

Il metodo sano:

  1. Aspetta trenta giorni. Servono per raccogliere abbastanza dati.
  2. Guarda le statistiche dell'inserzione e vedi con quali ricerche sei stato trovato. Spesso sono diverse da quelle che avevi in mente, e quelle vere valgono oro.
  3. Cambia una cosa sola per volta. Prima il titolo, e aspetti. Poi i tag, e aspetti. Se cambi tutto insieme, qualunque risultato non ti insegna niente.

Il mito del rinnovo. Gira da anni l'idea che rinnovare manualmente le inserzioni spinga il posizionamento. Non funziona così: il rinnovo costa 0,20 dollari ogni volta e la spinta di freschezza è marginale. Quei soldi rendono molto di più in una inserzione nuova, che è freschezza vera più una porta d'ingresso in più.

Le parole giuste sono quelle che usano i clienti, non quelle che immagini tu

Il punto difficile della SEO su Etsy non è la tecnica, è sapere cosa digitano davvero le persone. DropForge Studio legge i dati reali di Etsy e scrive titolo, descrizione e tutti e tredici i tag nella lingua del mercato, partendo dalle ricerche vere invece che dall'intuito.

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